Archive for 10 gennaio 2011

INTERVENTO E CONSIDERAZIONI DELLA NOSTRA AMICA PAOLA CAPITANI

Riminiricama, Piazza Cavour, 2-10  ottobre 2010

Nodo come avventura e energia (Dante Alighieri)

 

Chi è entrato sabato 2 ottobre nel Palazzo del Podestà a Rimini, in piazza Cavour, ha avuto quella che si chiama “Sindrome di Stendhal”: un tuffo al cuore, un battito di emozioni, un senso di pace e serenità. L’allestimento che accoglieva il visitatore, il rosso delle rose e delle mele sapientemente collocato sul candido tovagliato. Le magie dei “settori” disposti da mani attente e animi raffinati hanno collocato gli arredi per la camera dei bambini e quella dell’angolo dedicato a Marilyn Monroe, avvolta in una nuvola di Chanel numero 5. Tra pizzi e trine, mobili di antiquariato e preziosi ornamenti un Salvator Dalì gentilmente concesso da una collezione privata accoglieva gli sguardi degli ingordi visitatori. La quarta edizione di Riminiricama (www.riminiricama.it), in questo sapiente allestimento di Mara Parma Prioli, è proseguita nel pomeriggio nella tavola rotonda al Museo di Piazza Ferrari nella sala del Cenacolo, dove l’arte e il bello facevano da magica cornice agli interventi. Dopo il benvenuto della presidente dell’associazione Riminiricama il saluto di Leonina Grossi, delegata alle politiche di genere, pari opportunità e politiche giovanili della Provincia di Rimini che ha sottolineato l’importanza della cultura del ricamo e della memoria di un’attività che a Rimini ha un passato storico. Una educazione che va proseguita e sottolineata per i contenuti che comporta e per i contributi che può dare alla formazione e alla cultura.

Annamaria Ripa Graziosi (archeologa e storica dell’arte) ha parlato di “Ricamo e solidarietà” con ricchi riferimenti al progetto del Bangladesh e della scuola di ricamo nel villaggio indiano dove le donne trovano uno spazio, una autonomia e uno scambio con le altre donne della comunità. Occasione non solo di educazione e formazione ma anche di crescita culturale e riscatto sociale. La professoressa Ripa ha anche ricordato la mitica scuola della signora Sangiorgi, che, nel secolo scorso, ha curato i corredi di casa Savoia e degli zar di Russia. E’ seguito un intervallo di lettura, con la voce di Antonella Severini, di brani dedicati alla via crucis, accompagnata dall’arpa suonata da Nicola Matteini. Armonie melodiche si accompagnavano magicamente con quanto volava per il salone del museo e invitavano a riflessioni e ripensamenti ricchi di contenuti e di emozioni.

Infine l’intervento di Paola Capitani, consulente di sistemi informativi di Firenze, scrittrice e autrice di saggi sulla comunicazione, che ha citato il libro di Francesca Rigotti, Il filo del pensiero. Tessere, scrivere, pensare, (Milano, Il Mulino, 2002) “La vita è appesa a un filo, ma quel filo è la vita stessa… Quel che ci tranquillizza […] è infilare un filo, quel famoso filo del racconto di cui è fatto anche il filo della vita”, dice Musil. Il filo è il caos fatto ordine, è il groviglio che trova struttura, è la linea che esce dal labirinto. Filare, pensare, scrivere: tutte azioni che sgorgano da questa necessità primordiale di imprimere una forma, una direzione, un senso. Già la Bibbia indicava, accanto al bisogno del cibo, quello di avere una “seconda pelle” come protezione. Filava Eva, tesseva Penelope, cuciva e lavorava a maglia Maria. Dal filo di Arianna alla tela di Aracne, dalla corda di Ananke alle abilità tessili di Atena, il volume segue il farsi metaforico del filo, del tessuto e dell’intreccio, per approdare al contenuto simbolico del vestire e dello spogliare, che evocano l’interno e l’esterno del corpo, l’ambito morale e quello materiale, sofisticazione e virtù, menzogna e verità. Un percorso, questo, che ci porta direttamente alla metafora della rete, odierna “tessitura” che comprime il tempo e dilata lo spazio, e tradisce la profonda aspirazione contemporanea, inebriata di immanenza, a non accettare né prima e dopo, né inizio e fine”.

Le fate di Carla Lomi sono un ulteriore collegamento, magico e fantastico, che creano fantastiche connessioni e che aiutano a comprendere l’arte e la cultura.

Un obiettivo principale quello di collegare luogo e culture, tradizioni e memorie: Aggius (Olbia-Tempio Pausania), Anghiari (Arezzo), Borgo San Lorenzo (Firenze), Città della Pieve (Arezzo), Nicola (Massa), Offida, Sansepolcro, Spello sono solo alcune delle ipotetiche sedi di

 

una “rete” di ricami, di artigianato, di prodotti artistici dove si legano cultura, armonia, professionalità e anime e che legano “nodi” di benessere ed eleganza. Una “Rete” auspicata per razionalizzare risorse e prodotti, emozioni e contenuti che sono stati individuati nelle parole scaturite dalle relazioni di Leonina Grossi e di Annamaria Ripa Graziosi e che sono palpabili nell’allestimento della mostra: Arte, Benessere, Conoscenza, Cultura, Eleganza, Emozioni, Legami, Memoria, Nodo, Rete, Solidarietà, Tessuto. Un filo rosso che unisce progetti e obiettivi diversi ma che si collega al passato, alla storia e alla memoria, all’arte e all’archeologia. L’Associazione Archeologiaviva (www.archeologiaviva.it) ha donato i fascicoli della rivista del numero di novembre-dicembre 2009, con l’articolo sulla “Casa del chirurgo di Rimini” (piazza Ferrari a Rimini). Piero Pruneti, direttore della rivista, non potendo partecipare ha gentilmente inviato numerose copie da distribuire ai partecipanti con l’augurio di prossime future iniziative congiunte.

International Association for Art and Psychology (www.artepsicologia.com) ha pubblicato nel Notiziario di settembre-dicembre 2010 il trafiletto sulla mostra Gualtieri a Talamello dove erano esposti ai primi di ottobre gli elaborati dell’Associazione Riminiricama ispirati ai quadri dell’artista.

Molti gli spunti e i collegamenti, gli eventi e gli incontri che si susseguono con un programma fitto di impegni e che vedono per il prossimo anno oltre la quinta edizione di Riminiricama una eventuale collaborazione con il Comune di Pellestrina (Venezia) dove è il più lungo merletto italiano che viene esposto sui murazzi della cittadina lagunare.

Inoltre ad Anghiari si potrebbero organizzare incontri in collaborazione con la Libera Università dell’Autobiografia (www.lua.it) considerati i molti punti di contatto tra scrittura e ricamo, tra pensiero e realizzazione artistica.

Come si legge nel catalogo edito dal Museo Archeologico di Spoleto (La formazione della città, dalle origini al municipio (90 a.C.). Le sculture del Teatro Romano, 2008) …. “ L’arte femminile della tessitura. Gli strumenti per tessere e filare raccontano di ruoli diversi tra le donne. Le spille erano un ornamento funzionale (pag- 17)…. Gli strumenti per lavorare e trasformare le fibre tessili sono oggetti caratteristici dei corredi funebri femminili. La filatura e la tessitura nel mondo antico avevano una rilevanza economica e sociale e i reperti trovati nelle tombe rivelano una gerarchia tra donne di rango diverso impiegate nella varie attività. La canocchia usata per la filatura segna il rango inferiore, il fuso un livello più elevato, mentre l’attività complessa della tessitura era riservata al rango più nobile. Le fusaiole presenti a Spoleto nelle tombe 3 e 5 avevano la funzione pratica di volano posto all’estremità del fuso per agevolarne la rotazione…”,

La tradizione del Merletto e del Ricamo a Rimini (da Internet, visto in ottobre 2010)

Ferruccio De Lupis, in un articolo del 1921 su «Rassegna d’Arte» – prestigiosa rivista diretta da Corrado Ricci marito di Elisa Ricci, la grande storica del merletto e ricamo – scrive: “Quanto ai ricami, è fama che essi costituirono una delle particolarità della donna romagnola. Ma la loro vita ebbe un campo ristretto ed individuale, una espansione troppo limitata, per poter assurgere ad una vera e propria industria artistica regionale. Una gentildonna, la signora Anita Sangiorgi Bianchi, a ricordo dei ricami che andavano scomparendo,raccolse antichi modelli di stoffa ricamata, ed istituì quella scuola di arazzi, che fino a pochi anni addietro, visse fiorente e rinomata, sotto il suo nome e la sua guida.” Non bastano poche parole per dare una idea di quello che fece Anita Sangiorgi, dell’altissima qualità dei manufatti che uscirono dal suo laboratorio.

Appartenente ad una famiglia di antiquari, studiosi e collezionisti istituì a Rimini nel 1897 una scuola che occupava oltre alle centoventi lavoratrici. Il lavoro consisteva in trine d’ogni punto, in ricami in bianco e in seta. Famosi, perfetti e particolari, i suoi arazzi a piccolo punto o punto di Francia, a mezzopunto, a punto di Marsiglia, a punto di Romagna, a punto fiamma, richiesti in Italia e all’estero. Il laboratorio Sangiorgi sviluppò un’attività floridissima, che, dopo alterne vicende, ancora oggi è preso d’esempio da persone appassionate a questa arte, come la professoressa Bianca Rosa Bellomo, che ha compiuto un’approfondita ricerca storica sui laboratori riminesi, e le stesse ricamatrici di oggi che si riuniscono ancora in gruppi di lavoro ed associazioni per tramandare di generazione in generazione questa preziosa attività artigianale.

Rimini, Riccione, Bellaria e nell’entroterra riminese, Montescudo e Coriano, vantano associazioni e gruppi specializzati in ricamo di vario tipo, quali il macramè, il merletto a fuselli, il chiacchierino. Dal 2003 a Rimini si tiene il Forum Internazionale del Merletto e del Ricamo, in cui il mondo del merletto e del ricamo italiano invita le appassionate del settore sia italiane che straniere al Forum, che è prima di tutto un incontro di persone che per l’occasione si scambiano non parole ma un “saper fare” diffondendo così la storia tessile del proprio territorio.

Gabriele d’Annunzio scrive nelle sue “ Favole mondane” ( pag. 28) … una veste di merletti neri pieghettata posteriormente e davanti aperta e circondata d’un piccolo merletto che risaliva dalle due parti del tablier formando una spirale sopra una jupe di satin di cui la parte anteriore era tutta ricamata dal collo ai piedi. All’encolure, tagliata molto bassa, un merletto larghissimo à tuyaux saliva diritto sino al mento, girava il collo e discendeva in cascata nel mezzo della schiena, terminando in un gran nodo di merletto che ricadeva su la jupe.

Il pittore Edmond De Pury ha dipinto “La piccola Merlettaia di Pellestrina”, un dipinto che ritrae una fanciulla, dal suo viso traspare la freschezza e il piacere di realizzare il suo laborioso merletto. L’opera si trova nel museo di arte e storia di Neuchatel (Svizzera) ed è diventato il logo e la mascotte di Riminiricama.

Paola Capitani ha concluso il suo intervento con la frase di Oscar Wilde “Le donne non vanno capite, ma vanno solo amate” dopo di che l’arpa ha ripreso le note e la poesia ha accompagnato con un finale in linea con quanto affermato dai vari interventi.