Archive for La mostra

INTERVENTO E CONSIDERAZIONI DELLA NOSTRA AMICA PAOLA CAPITANI

Riminiricama, Piazza Cavour, 2-10  ottobre 2010

Nodo come avventura e energia (Dante Alighieri)

 

Chi è entrato sabato 2 ottobre nel Palazzo del Podestà a Rimini, in piazza Cavour, ha avuto quella che si chiama “Sindrome di Stendhal”: un tuffo al cuore, un battito di emozioni, un senso di pace e serenità. L’allestimento che accoglieva il visitatore, il rosso delle rose e delle mele sapientemente collocato sul candido tovagliato. Le magie dei “settori” disposti da mani attente e animi raffinati hanno collocato gli arredi per la camera dei bambini e quella dell’angolo dedicato a Marilyn Monroe, avvolta in una nuvola di Chanel numero 5. Tra pizzi e trine, mobili di antiquariato e preziosi ornamenti un Salvator Dalì gentilmente concesso da una collezione privata accoglieva gli sguardi degli ingordi visitatori. La quarta edizione di Riminiricama (www.riminiricama.it), in questo sapiente allestimento di Mara Parma Prioli, è proseguita nel pomeriggio nella tavola rotonda al Museo di Piazza Ferrari nella sala del Cenacolo, dove l’arte e il bello facevano da magica cornice agli interventi. Dopo il benvenuto della presidente dell’associazione Riminiricama il saluto di Leonina Grossi, delegata alle politiche di genere, pari opportunità e politiche giovanili della Provincia di Rimini che ha sottolineato l’importanza della cultura del ricamo e della memoria di un’attività che a Rimini ha un passato storico. Una educazione che va proseguita e sottolineata per i contenuti che comporta e per i contributi che può dare alla formazione e alla cultura.

Annamaria Ripa Graziosi (archeologa e storica dell’arte) ha parlato di “Ricamo e solidarietà” con ricchi riferimenti al progetto del Bangladesh e della scuola di ricamo nel villaggio indiano dove le donne trovano uno spazio, una autonomia e uno scambio con le altre donne della comunità. Occasione non solo di educazione e formazione ma anche di crescita culturale e riscatto sociale. La professoressa Ripa ha anche ricordato la mitica scuola della signora Sangiorgi, che, nel secolo scorso, ha curato i corredi di casa Savoia e degli zar di Russia. E’ seguito un intervallo di lettura, con la voce di Antonella Severini, di brani dedicati alla via crucis, accompagnata dall’arpa suonata da Nicola Matteini. Armonie melodiche si accompagnavano magicamente con quanto volava per il salone del museo e invitavano a riflessioni e ripensamenti ricchi di contenuti e di emozioni.

Infine l’intervento di Paola Capitani, consulente di sistemi informativi di Firenze, scrittrice e autrice di saggi sulla comunicazione, che ha citato il libro di Francesca Rigotti, Il filo del pensiero. Tessere, scrivere, pensare, (Milano, Il Mulino, 2002) “La vita è appesa a un filo, ma quel filo è la vita stessa… Quel che ci tranquillizza […] è infilare un filo, quel famoso filo del racconto di cui è fatto anche il filo della vita”, dice Musil. Il filo è il caos fatto ordine, è il groviglio che trova struttura, è la linea che esce dal labirinto. Filare, pensare, scrivere: tutte azioni che sgorgano da questa necessità primordiale di imprimere una forma, una direzione, un senso. Già la Bibbia indicava, accanto al bisogno del cibo, quello di avere una “seconda pelle” come protezione. Filava Eva, tesseva Penelope, cuciva e lavorava a maglia Maria. Dal filo di Arianna alla tela di Aracne, dalla corda di Ananke alle abilità tessili di Atena, il volume segue il farsi metaforico del filo, del tessuto e dell’intreccio, per approdare al contenuto simbolico del vestire e dello spogliare, che evocano l’interno e l’esterno del corpo, l’ambito morale e quello materiale, sofisticazione e virtù, menzogna e verità. Un percorso, questo, che ci porta direttamente alla metafora della rete, odierna “tessitura” che comprime il tempo e dilata lo spazio, e tradisce la profonda aspirazione contemporanea, inebriata di immanenza, a non accettare né prima e dopo, né inizio e fine”.

Le fate di Carla Lomi sono un ulteriore collegamento, magico e fantastico, che creano fantastiche connessioni e che aiutano a comprendere l’arte e la cultura.

Un obiettivo principale quello di collegare luogo e culture, tradizioni e memorie: Aggius (Olbia-Tempio Pausania), Anghiari (Arezzo), Borgo San Lorenzo (Firenze), Città della Pieve (Arezzo), Nicola (Massa), Offida, Sansepolcro, Spello sono solo alcune delle ipotetiche sedi di

 

una “rete” di ricami, di artigianato, di prodotti artistici dove si legano cultura, armonia, professionalità e anime e che legano “nodi” di benessere ed eleganza. Una “Rete” auspicata per razionalizzare risorse e prodotti, emozioni e contenuti che sono stati individuati nelle parole scaturite dalle relazioni di Leonina Grossi e di Annamaria Ripa Graziosi e che sono palpabili nell’allestimento della mostra: Arte, Benessere, Conoscenza, Cultura, Eleganza, Emozioni, Legami, Memoria, Nodo, Rete, Solidarietà, Tessuto. Un filo rosso che unisce progetti e obiettivi diversi ma che si collega al passato, alla storia e alla memoria, all’arte e all’archeologia. L’Associazione Archeologiaviva (www.archeologiaviva.it) ha donato i fascicoli della rivista del numero di novembre-dicembre 2009, con l’articolo sulla “Casa del chirurgo di Rimini” (piazza Ferrari a Rimini). Piero Pruneti, direttore della rivista, non potendo partecipare ha gentilmente inviato numerose copie da distribuire ai partecipanti con l’augurio di prossime future iniziative congiunte.

International Association for Art and Psychology (www.artepsicologia.com) ha pubblicato nel Notiziario di settembre-dicembre 2010 il trafiletto sulla mostra Gualtieri a Talamello dove erano esposti ai primi di ottobre gli elaborati dell’Associazione Riminiricama ispirati ai quadri dell’artista.

Molti gli spunti e i collegamenti, gli eventi e gli incontri che si susseguono con un programma fitto di impegni e che vedono per il prossimo anno oltre la quinta edizione di Riminiricama una eventuale collaborazione con il Comune di Pellestrina (Venezia) dove è il più lungo merletto italiano che viene esposto sui murazzi della cittadina lagunare.

Inoltre ad Anghiari si potrebbero organizzare incontri in collaborazione con la Libera Università dell’Autobiografia (www.lua.it) considerati i molti punti di contatto tra scrittura e ricamo, tra pensiero e realizzazione artistica.

Come si legge nel catalogo edito dal Museo Archeologico di Spoleto (La formazione della città, dalle origini al municipio (90 a.C.). Le sculture del Teatro Romano, 2008) …. “ L’arte femminile della tessitura. Gli strumenti per tessere e filare raccontano di ruoli diversi tra le donne. Le spille erano un ornamento funzionale (pag- 17)…. Gli strumenti per lavorare e trasformare le fibre tessili sono oggetti caratteristici dei corredi funebri femminili. La filatura e la tessitura nel mondo antico avevano una rilevanza economica e sociale e i reperti trovati nelle tombe rivelano una gerarchia tra donne di rango diverso impiegate nella varie attività. La canocchia usata per la filatura segna il rango inferiore, il fuso un livello più elevato, mentre l’attività complessa della tessitura era riservata al rango più nobile. Le fusaiole presenti a Spoleto nelle tombe 3 e 5 avevano la funzione pratica di volano posto all’estremità del fuso per agevolarne la rotazione…”,

La tradizione del Merletto e del Ricamo a Rimini (da Internet, visto in ottobre 2010)

Ferruccio De Lupis, in un articolo del 1921 su «Rassegna d’Arte» – prestigiosa rivista diretta da Corrado Ricci marito di Elisa Ricci, la grande storica del merletto e ricamo – scrive: “Quanto ai ricami, è fama che essi costituirono una delle particolarità della donna romagnola. Ma la loro vita ebbe un campo ristretto ed individuale, una espansione troppo limitata, per poter assurgere ad una vera e propria industria artistica regionale. Una gentildonna, la signora Anita Sangiorgi Bianchi, a ricordo dei ricami che andavano scomparendo,raccolse antichi modelli di stoffa ricamata, ed istituì quella scuola di arazzi, che fino a pochi anni addietro, visse fiorente e rinomata, sotto il suo nome e la sua guida.” Non bastano poche parole per dare una idea di quello che fece Anita Sangiorgi, dell’altissima qualità dei manufatti che uscirono dal suo laboratorio.

Appartenente ad una famiglia di antiquari, studiosi e collezionisti istituì a Rimini nel 1897 una scuola che occupava oltre alle centoventi lavoratrici. Il lavoro consisteva in trine d’ogni punto, in ricami in bianco e in seta. Famosi, perfetti e particolari, i suoi arazzi a piccolo punto o punto di Francia, a mezzopunto, a punto di Marsiglia, a punto di Romagna, a punto fiamma, richiesti in Italia e all’estero. Il laboratorio Sangiorgi sviluppò un’attività floridissima, che, dopo alterne vicende, ancora oggi è preso d’esempio da persone appassionate a questa arte, come la professoressa Bianca Rosa Bellomo, che ha compiuto un’approfondita ricerca storica sui laboratori riminesi, e le stesse ricamatrici di oggi che si riuniscono ancora in gruppi di lavoro ed associazioni per tramandare di generazione in generazione questa preziosa attività artigianale.

Rimini, Riccione, Bellaria e nell’entroterra riminese, Montescudo e Coriano, vantano associazioni e gruppi specializzati in ricamo di vario tipo, quali il macramè, il merletto a fuselli, il chiacchierino. Dal 2003 a Rimini si tiene il Forum Internazionale del Merletto e del Ricamo, in cui il mondo del merletto e del ricamo italiano invita le appassionate del settore sia italiane che straniere al Forum, che è prima di tutto un incontro di persone che per l’occasione si scambiano non parole ma un “saper fare” diffondendo così la storia tessile del proprio territorio.

Gabriele d’Annunzio scrive nelle sue “ Favole mondane” ( pag. 28) … una veste di merletti neri pieghettata posteriormente e davanti aperta e circondata d’un piccolo merletto che risaliva dalle due parti del tablier formando una spirale sopra una jupe di satin di cui la parte anteriore era tutta ricamata dal collo ai piedi. All’encolure, tagliata molto bassa, un merletto larghissimo à tuyaux saliva diritto sino al mento, girava il collo e discendeva in cascata nel mezzo della schiena, terminando in un gran nodo di merletto che ricadeva su la jupe.

Il pittore Edmond De Pury ha dipinto “La piccola Merlettaia di Pellestrina”, un dipinto che ritrae una fanciulla, dal suo viso traspare la freschezza e il piacere di realizzare il suo laborioso merletto. L’opera si trova nel museo di arte e storia di Neuchatel (Svizzera) ed è diventato il logo e la mascotte di Riminiricama.

Paola Capitani ha concluso il suo intervento con la frase di Oscar Wilde “Le donne non vanno capite, ma vanno solo amate” dopo di che l’arpa ha ripreso le note e la poesia ha accompagnato con un finale in linea con quanto affermato dai vari interventi.

Chiusa con successo la Mostra Rimini Ricama 2010: un “grazie” speciale a tutti!

Pizzi e merletti delle donne riminesi hanno attirato alla mostra allestita dal 2 al 10 ottobre al Palazzo del Podestà oltre 1.500 visitatori. Un successo che va a premiare l’estro delle donne, manuale e intellettuale insieme, espresso attraverso creatività e sensibilità con aghi e fili.

“Abbiamo ricevuto commenti molto positivi – dice Anna Maria Annibali, presidente dell’associazione Rimini Ricama – Rispetto all’edizione dell’anno precedente i visitatori sono quasi raddoppiati. Questo successo è il giusto riconoscimento per il grande lavoro svolto da tutte le nostre socie, maestre nell’arte del ricamo e del merletto. Ma desidero ringraziare anche le istituzioni che ci hanno supportato, gli sponsor, i commercianti, i relatori e gli animatori della conferenza inaugurale e tutti coloro che, in varia maniera, hanno collaborato alla buona riuscita della manifestazione.”

Rimini Ricama 4^ edizione. Dal 2 al 10 ottobre 2010.

L’esposizione si terrà nelle sale medievali del Palazzo del Podestà, nella centralissima piazza Cavour, dal 2 al 10 ottobre, nei seguenti orari: dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.00. Inaugurazione alle 10.30 del 2 ottobre.

Nutrito l’elenco degli espositori: Rosina Botticelli, San Vito; Maria Pia Barbanti del Gruppo Ago e Filo dell’assoc. “Farsi prossimo”, Rimini; Il Filo Di Anna, Coriano/Riccione; Umberto Grossi, Parigi; Gabriella Paesini, Verucchio; Mara Parma e Leda Stentorei, Rimini; Sandra Sancisi e Marisa Succi del laboratorio di tessitura di Torriana; Clelia Giannini, Pennabilli; Ida Guerra, Pesaro; Pierangela Pandolfi, Montefelcino, PU; Valentina Semprini, ceramica e pittura, Santarcangelo; Michela Pasini, Igea Marina; assoc. RicAmando, Coriano; Albertina Fattori, Rimini; allieve del corso di macramè della Circoscrizione 1 del Comune di Rimini; allieve del corso di ricamo dell’associazione Rimini Ricama (maestra Irene Razzani); Cristina Bonavitacola, Rimini.

Alle ore 16 del 2 ottobre  – nella Sala del Cenacolo (Museo della Città, via Tonini) – si terrà una conferenza dal titolo “Quando il ricamo incontra la solidarietà”, alla quale porteranno il loro contributo la professoressa Anna Ripa Graziosi (archeologa e storica dell’arte) e la poetessa Paola Capitani. Modererà l’incontro Leonina Grossi, consigliera delegata alle Politiche di Ggnere, Pari opportunità e Politiche giovanili della Provincia di Rimini. Allieteranno l’evento, con musica e letture di poesie, l’arpa di Nicola Matteini e la voce di Antonella Severini.

Seguirà un aperitivo.

La manifestazione è resa possibile grazie al sostegno dell’Amministrazione Provinciale (in particolar modo il presidente Stefano Vitali e la consigliera delegata alle Politiche di genere, Pari opportunità e Politiche giovanili Leonina Grossi), del Comune di Rimini (in particolare il presidente della Circoscrizione 1, Giuseppe Riccio), la Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini.

Per informazioni: tel. 0541 21500 – 349 6247297

Fotografie e video della Mostra 2009

Nella sezione Immagini sono state aggiunte le fotografie della Mostra Rimini Ricama 2009.

Nella sezione Video è stato aggiunto un bel filmato, sempre riferito alla Mostra di ottobre 2009 (riprese e montaggio di Matteo Paganelli).

Buona visione!

Rimini Ricama 2008. Relazione di Paola Capitani

Rimini, 4 ottobre 2008

L’ascendente del ricamo e del merletto sull’intimo e la coscienza della donna

Stralci di alcuni interventi alla tavola rotonda di presentazione

della mostra “Rimini Ricama 2008”

a cura di Paola Capitani (*)

Leonina Grossi (Consigliera Provinciale Delegata alle Pari Opportunità e Politiche di Genere)

Un particolare ringraziamento per le donne che mi hanno portato indietro di tanti anni, quando la mia nonna mi insegnava il ‘giornino’ e a ricamare. Non ho più ricamato, anche se sono esperta di restauro di tessuti. Ogni mia figlia ha una tovaglia ricamata da me. Non ho fatto mai la stessa tovaglia, ma tre tovaglie diverse, ognuna pensata per quella figlia. La sua tovaglia, pensata per lei. (…)

Giuseppe Riccio, Presidente Circoscrizione 1, Comune di Rimini

… Se ho dato vita a questa iniziativa forse è perché ricordo mia nonna che ricamava; per un uomo, anche se non partecipa, è difficile rimanere estranei a questa arte. Albertina ha detto che ci sono tanti gruppi sparsi. Ho pensato “sarebbe bello organizzare iniziative per socializzare”, e questo ha motivato la mia adesione e il mio supporto: far incontrare le persone e farle socializzare. (…)

Albertina Fattori

… Per parlare della nostra arte occorre Ruth, che ho conosciuto a Firenze attraverso la mia amica Paola Capitani. E’ come il miele, mi ha fatto bene. Stamani ero in mostra e un signore mi gira va intorno. Non capivo il motivo, quando mi ha chiesto un attimo di attenzione. “Sono il dottor Piscaglia e ho scritto una cosa”… E mi sono messa a piangere.

Ruth Cardenas Vettori

Grazie Albertina, vorrei cominciare con un racconto.

Tempo fa, quando sono venuta a Rimini per parlare della mostra di oggi, è successa una cosa importante. Albertina si è trasformata in un ago, coerente con la sua condizione di appassionata tessitrice. Lei è donna di fibra. Io sono di molta fantasia. Lei come ago e, prendendomi come se io fossi un filo, mi ha inserito a punto fiamma, mi ha inserito nel tessuto profondo di Rimini che non conoscevo. Inserendomi e facendomi entrare e penetrare nel tessuto di questo luogo magico, mi ha fatto scoprire con gli occhi le piazzette, gli angoli, i sussurri di questa città. Un’emozione forte e vibrante. Ma Albertina verso la notte ha dipanato, ha allungato il ricamo verso i borghi di Rimini e anche la luna era una parte del ricamo. Nei borghi ho visto San Leo, una apparizione, nel senso di apparizione vera e propria, un insieme a punto Cantù, a filo continuo. Merletti avevano un colore rosa come fatti a fuselli in una prospettiva poetico-musicale macramè. Entrare a Rimini come se Rimini fosse un ricamo. Albertina ha semplicemente seguito ed eseguito la tradizione di questo luogo, la insita tradizione di ricami, merletti, nel mare, nell’acqua. Da sempre l’acqua senza filo né ago ricama, con l’acqua, il vento e le onde da sempre.

Albertina ha seguito il ritmo e il corso del proprio sangue, la tradizione riminese. Federico Fellini, tessitore con fili di celluloide della realtà e dell’immaginario, è stato l’uomo ragno dei sogni. Il pavone che chiude il film Amarcord che rappresenta, metafisico e potente, trinato, le piume sono punti e un merletto della malinconia del tempo che fu. Questa la tradizione di Rimini.

Da questo incipit è una impostazione sui sentimenti, sulle emozioni, che avviene nell’arte del ricamo e del merletto.

Verbo che unisce tutte le arti delle mani, il verbo intessere e tessere, verbo chiave per capire il valore, l’importanza e il significato. Verbo collegato con la vita dell’uomo. Significa congiungere, connettere, ordire, tessere, ordire. E’ il compito fondamentale della donna, nel suo fare, nel suo agire di ogni giorno. La donna intesse e congiunge. Basta pensare alla famiglia, in questo telaio del quotidiano e non è una cosa facile. Questo verbo tessere collega tutte le donne.

Per oggi pensavo a tre esempi di donne che ci hanno lasciato l’eredità di tessere.

Arianna, il filo di Arianna. Arianna era una fanciulla bellissima che riesce a uscire dal labirinto e uccidere il Minotauro. La vita è un labirinto. Il filo di Arianna è il cordone ombelicale che intesse la vita e ci obbliga a dipanare i nodi.

Penelope, moglie di Ulisse: l’attesa, la pazienza, anche se io preferisco un ruolo diverso.

Aracne, il mito di Aracne che troviamo nella Metamorfosi di Ovidio: una fanciulla che imparò l’arte del tessuto a telaio da Atena. La ragazza diventò così brava che ebbe il coraggio di sfidare la dea ad una gara di tessuto. Vinse la fanciulla Aracne perché Atena aveva rappresentato gli dei che umiliavano e punivano gli esseri umani, mentre Aracne aveva rappresentato gli amori, le fragilità e le debolezze degli dei. La dea si arrabbiò e distrusse il lavoro, costringendo la fanciulla a suicidarsi.

Ma l’Olimpo ebbe pietà e trasformò il tessuto in una ragnatela e la fanciulla in un ragno indistruttibile.

Da Aracne siamo diventate donne tessitrici della vita, conforme al nostro modo di pensare perché abbiamo la forma dell’insieme, diversamente da quella maschile che focalizza un tema, un punto, un particolare.

Questo punto di vista si concretizza in comunicare. Intessere si concretizza in comunicare.

Storicamente il filo delle arti decorative arriva nelle mani delle donne nel ‘500 dall’oriente, con il macramè. E le donne decorano le case, la biancheria. E così nelle corti, nelle chiese, nella pittura arrivano le trine. Nel Prado vediamo i capolavori che fino all’architettura portano disegni.

Il barocco: il barocco di Lecce è garbato, un trinato eccellente.

Il barocco di Gaudì in Spagna: un ricamo favoloso dove la natura si intreccia e penetra nel silenzio del tessuto della preghiera, creando un ricamo e un merletto mortalmente divino.

Il filo dei ricami e dei merletti si aggroviglia nei cuori e le donne ricamano sogni e desideri, fame e sete di amori nei corredi, documenti dell’amore sognato, ma anche i conventi. Le monache ricamano il silenzio, l’attesa, la preghiera.

Garcia Lorca parla di una monaca che ricama ma che vorrebbe ricamare le proprie emozioni e vorrebbe mettere il punto fiamma nei ricami delle trine da chiesa.

… la monaca ricama

ricama con malinconia

sopra una tela color

sette uccelli del prisma

ronfa la chiesa lontana

come ricama bene la monaca

con che grazie

sulla sedia color paglia

questa donna vorrebbe ricamare

sogni della sua fantasia

che magnolia di lustrini e di nastri

…quanti fiori

sulla candida tovaglia della messa

Le donne intessono ovunque, da oriente a occidente, dall’Africa al Sudamerica.

Le donne africane comunicano da villaggio a villaggio intrecciando colori e forme nelle stoffe dei loro vestiti, le loro emozioni sono nei tessuti. Ci sono studi di ricerca in proposito. Queste stoffe sono l’alfabeto dell’anima multilingue delle donne.

Le donne delle Ande, da dove io provengo, al confine del cielo, a 5000 metri, dimenticate da Dio e dagli uomini, per comunicare l’impotenza, il dolore, la rabbia intrecciano i capelli come fili di cotone e intrecciano un linguaggio di ricami sulla treccia per comunicare la propria anima: le trecce a fili morbidi esprimono malinconia, malattia, voglia di tenerezza; le rrecce a fili stretti inquietudine, voglia di partire, di evadere; le trecce a due ciocche con nastro sottile in fondo, serenità, contemplazione; le trecce a tre ciocche abbandono e tradimento; due trecce in alto significa matrimonio, passione illusione; trecce raggomitolate sulle orecchie significano riposo. I nastri nelle trecce: se scuro, nostalgia; giallo, invece, festa e allegria; un nastro viola, separazione; uno bianco, voglia di perdono.

Più trecce hanno tutte diversi significati.

Ecco il mondo fantastico dell’intreccio e del tessuto che è la base del tessuto sociale, nelle varie espressioni.

Linguaggio delle mani, linguaggio dei ricami. Le donne di tutto il mondo comunicano con le mani. Una sorta di esperanto. Il ricamo esprime sentimenti ed emozioni.

Connessione tra queste arti minori e la scrittura. Come si assomiglia la scrittura al ricamo.

Tre punti: la leggerezza, il ritmo, l’armonia.

La leggerezza come soffio e respiro estetico ed emotivo e qualità dei ricami, come nella scrittura, dove si chiama fluidità, altrimenti non è scrittura. Il ritmo è il secondo punto: la trascrizione che il respiro esegue la mano nel tessuto, il ritmo è lo stile nella scrittura. Infine l’armonia, che si realizza tra forme e colori, equivale nella scrittura alla sincronia tra lo scrittore e la scrittura, tra linguaggio narrativo e figurato. Se non c’è armonia non c’è scrittura.

Nel canovaccio l’ago è la penna e l’inchiostro è il filo e il viaggio emotivo.

La lettura (metaforicamente) è come il ricamo che ha bisogno di una base, un tessuto. Il ricamo segue le fibre del tessuto Possiamo leggere il ricamo come racconto. Il ricamo è in letteratura la narrazione che ha bisogno di un tessuto sottostante.

Il merletto fa un intreccio nel vuoto, fa una architettura aerea e nasce dal nulla ed equivale alla poesia e va però oltre il nulla, come la poesia.

Da questo mio discorso emerge un significato enorme delle arti minori, di cui oggi parliamo, per sintetizzare l’importanza di questa mostra di oggi.

Una leggenda che mi raccontava la mia tata india e con questa leggenda Rosa, la tata, allattava e cullava la mia indomabile fantasia.

“La dea dei venti chiamata Shatuanga (dea dei venti) soffiò sulla terra sua figlia (piccolo vento, brezza) sulla selva oscura Una mattina quando la rugiada appariva sulla terra e il sole cominciava a illuminare. Una creatura semplice, nuda, purissima come il respiro. Poi quando la notte con il tenebroso manto l’avvolse tutta apparve sua madre in sogno e soffiò un consiglio alla figlia: ‘Mia dolce Brezza, domani quando la rugiada bagnerà il tuo corpo intreccia la tua dimora’.

E così fu. Raccogliendo rami e arbusti la figlia del vento alzò la sua casa, intrecciando il tutto con il ritmo dei merletti a fuselli, punto in aria, punto traforato, con uno splendido punto… E si sentì calda, sicura, al riparo.

La seconda notte la madre soffiò a sua figlia un altro sogno: ‘Intreccia, Brezza, il tuo cibo’. Mise insieme forme, sapori e colori e alimentò il tessuto del suo corpo, a penetrare nel proprio e si sentì dolcemente piena.

La terza notte la Dea soffiò il terzo sogno. ‘Intreccia il tuo vestito’.

Brezza con fiori, gemme e con merletti e punti indietro creò il suo abito e si sentì abitante del suo habitat. Quando il sole, appassionato amante, si rifugia nel lenzuolo della luna la dea suggerisce l’ultimo dei punti: ‘Ora devi lasciare la tua dimora, prima che diventi la tua prigione. Esci ad intrecciare il tuo corpo, il tuo cuore e la tua mente con gli altri. Non permettere che la tua anima resti agli arresti domiciliari, intreccia con altre mani e dita.’

Brezza si alzò a piedi leggeri, immensa, bellissima. E andò ad intrecciarsi con gli altri. E abbandonò la selva oscura.

Con questa leggenda è sbocciato in Sudamerica un fiore, che è il fiore dei venti, il fiore di Brezza. Ho portato questo fiore per farvi sentire. Ha cinque petali: il primo è il tessuto della propria dimora, il secondo il cibo, il terzo il respiro, il quarto petalo l’uscita da sè stessa, il quinto è il petalo dell’incontro con l’altro.

E questo quinto petalo è l’obiettivo e il fondamento. E questo è il significato della mostra e del ricamo.

Nulla è bello a sè stesso, deve avere un valore etico e sociale, di incontro e di solidarietà, come fa Albertina con le sue amiche.

Rimini una città ragnatela per andare verso gli altri e per capire gli altri per una solidarietà e conoscenza e amore per gli altri, altrimenti è un lavoro inutile e vuoto.

Questo messaggio semplice e concreto lo dico a voi protagoniste, perché Rimini diventi una ragnatela socioculturale.”

Rossella Todros

Parlare dopo Ruth non è facile ,visto che ha detto tutto quello che si poteva dire.

La ragione per cui sono qui ve la dico tra cinque minuti. Sono stata motivata da questo tema impegnativo (“L’ascendente che ha sulla donna il ricamo”). Il mio ricordo personale del ricamo era ai tempi dell’economia domestica e per me era molto difficile, come quando mio padre mi insegnava a nuotare nel mare di Rimini inseguendomi. (…)

Paola Capitani

Emozionata per essere a Rimini, città di appartenenza in quanto mia madre era del Borgo San Giuliano, per cui mi sento metà fiorentina e metà riminese, e grazie alla qualità della Romagna mitigo i cattivi lati della Toscana. Grazie a intrecci e reti, con Albertina abbiamo trovato il legame con Ruth prima e con Rossella poi e grazie a Rossella Favero di Pellestrina che ci ha fatto conoscere il libro di Pellestrina sul merletto e la bella riproduzione della “La piccola merlettaia di Pellestrina” di Ermond di Pury. Questo legame potrebbe far nascere future collaborazioni e la proposta di spostare la bella mostra che è stata realizzata a Rimini anche a Pellestrina o in altre località che hanno un legame con Rimini e il ricamo. Ad esempio Spello, Anghiari, Certaldo, dove si realizzano interessanti convegni e manifestazioni sul racconto e l’autobiografia, che hanno stretti legami con il merletto e il ricamo.

Come ha detto Ruth noi donne riusciremo dove i politici non sono ancora approdati e grazie alla vostra volontà e al vostro impegno il ricamo potrà tessere rapporti e creare nodi, unire reti e trovare una nuova modalità di trame e tessuti. Rimini deve trovare uno spazio basilare nella cultura nazionale e dare il suo contributo per quanto riguarda la comunicazione e la conoscenza, due elementi basilari in qualsiasi gruppo di lavoro.Il gruppo che si basa sul rispetto delle differenze e sulla particolarità di ciascuno, con le diverse competenze che arricchiscono il mosaico dei saperi.

Ecco un mio componimento che contiene quanto il ricamo richiama alla memoria e che lo unisce alle caratteristiche della scrittura e delle arti in genere.

Il ricamo e la donna (di Paola Capitani)

La donna tesse, cuce,

ricama, intreccia

non solo manualmente.

Intesse rapporti,

relazioni, affetti,

persone, anime e cuori,

in un ricamo con un ordito perfetto.

La donna, per istinto e curiosità,

ama le relazioni umane

per comprendere, interagire,

vedere e memorizzare.

Intreccia e scioglie nodi

che l’anima ispira

sulle trame del sentimento

La donna sa ascoltare

con un orecchio,

che non è solo udito,

ma cuore e anima,

rispetto dell’altro,

in silenzio e attenzione,

in una totale empatia

per dar sollievo e ristoro.

Nel silenzio

intreccia, ricama, unisce

non solo oggetti e prodotti…

ma cuori, sentimenti e anime.

Nel macramè, come in altre attività, non si vede solo il risultato di intrecci di fili, sapientemente pensati, selezionati e collegati, ma uno studio, una ricerca, una elaborazione che prima nasce nella mente e nel sentimento e che poi, ma solo dopo, prende corpo nel prodotto finito.

Usato anche dagli uomini (in particolare dai marinai per realizzare reti e attrezzi da pesca), ma anche per recupero di malattie e di patologie, che, grazie al lavoro manuale e alla creazione artistica, ridanno un impulso all’anima e allo spirito, di chi si trova in momentanee “nebbie”.

Un lavoro artistico che, come quelli della pittura, scultura, musica, danza è comprensibile a prescindere dalla lingua e dalla geografia, in una immediata percezione che va diritta al cuore e all’anima.

Strumenti di pace e di cooperazione per un oggi migliore, per un domani di cittadini consapevoli e formati al bello e all’arte, alla condivisione e all’integrazione che, sulle linee della musica e della creatività, costruiscono “reti” di conoscenza indelebili nel domani.

(*) Paola Capitani, poetessa e scrittrice

Consulente e formatrice per sistemi informativi, dal gennaio 2000 coordina il gruppo di lavoro “Web semantico” (www.personae.it websemantico) per la gestione di terminologia multilingue.

Il gruppo condivide esperienze e competenze su e-learning, tqm, conoscenza, competenze, open culture e ha pubblicato con l’editore FrancoAngeli, nel 2006, “Il knowledge management” e “Scuola Domani”, e due ebook su “Comunicare diversa-mente” (www.ebooks.garamond.it).

Ha pubblicato anche:

Stella di Natale. Poesie e immagini (2008), Firenze, Tipografia Calducci;

Dieci  regole per sopravvivere in coppia (2007), Firenze, Tipografia Calducci;

Fiori di luna. Poesie (2006), Padova, Altracittà;

Una vita…tante storie (2005), Firenze, Ed. Polistampa; (selezionato al Festival dell’Autobiografia di Anghiari 2007).