Rimini Ricama 2008. Relazione di Paola Capitani

Rimini, 4 ottobre 2008

L’ascendente del ricamo e del merletto sull’intimo e la coscienza della donna

Stralci di alcuni interventi alla tavola rotonda di presentazione

della mostra “Rimini Ricama 2008”

a cura di Paola Capitani (*)

Leonina Grossi (Consigliera Provinciale Delegata alle Pari Opportunità e Politiche di Genere)

Un particolare ringraziamento per le donne che mi hanno portato indietro di tanti anni, quando la mia nonna mi insegnava il ‘giornino’ e a ricamare. Non ho più ricamato, anche se sono esperta di restauro di tessuti. Ogni mia figlia ha una tovaglia ricamata da me. Non ho fatto mai la stessa tovaglia, ma tre tovaglie diverse, ognuna pensata per quella figlia. La sua tovaglia, pensata per lei. (…)

Giuseppe Riccio, Presidente Circoscrizione 1, Comune di Rimini

… Se ho dato vita a questa iniziativa forse è perché ricordo mia nonna che ricamava; per un uomo, anche se non partecipa, è difficile rimanere estranei a questa arte. Albertina ha detto che ci sono tanti gruppi sparsi. Ho pensato “sarebbe bello organizzare iniziative per socializzare”, e questo ha motivato la mia adesione e il mio supporto: far incontrare le persone e farle socializzare. (…)

Albertina Fattori

… Per parlare della nostra arte occorre Ruth, che ho conosciuto a Firenze attraverso la mia amica Paola Capitani. E’ come il miele, mi ha fatto bene. Stamani ero in mostra e un signore mi gira va intorno. Non capivo il motivo, quando mi ha chiesto un attimo di attenzione. “Sono il dottor Piscaglia e ho scritto una cosa”… E mi sono messa a piangere.

Ruth Cardenas Vettori

Grazie Albertina, vorrei cominciare con un racconto.

Tempo fa, quando sono venuta a Rimini per parlare della mostra di oggi, è successa una cosa importante. Albertina si è trasformata in un ago, coerente con la sua condizione di appassionata tessitrice. Lei è donna di fibra. Io sono di molta fantasia. Lei come ago e, prendendomi come se io fossi un filo, mi ha inserito a punto fiamma, mi ha inserito nel tessuto profondo di Rimini che non conoscevo. Inserendomi e facendomi entrare e penetrare nel tessuto di questo luogo magico, mi ha fatto scoprire con gli occhi le piazzette, gli angoli, i sussurri di questa città. Un’emozione forte e vibrante. Ma Albertina verso la notte ha dipanato, ha allungato il ricamo verso i borghi di Rimini e anche la luna era una parte del ricamo. Nei borghi ho visto San Leo, una apparizione, nel senso di apparizione vera e propria, un insieme a punto Cantù, a filo continuo. Merletti avevano un colore rosa come fatti a fuselli in una prospettiva poetico-musicale macramè. Entrare a Rimini come se Rimini fosse un ricamo. Albertina ha semplicemente seguito ed eseguito la tradizione di questo luogo, la insita tradizione di ricami, merletti, nel mare, nell’acqua. Da sempre l’acqua senza filo né ago ricama, con l’acqua, il vento e le onde da sempre.

Albertina ha seguito il ritmo e il corso del proprio sangue, la tradizione riminese. Federico Fellini, tessitore con fili di celluloide della realtà e dell’immaginario, è stato l’uomo ragno dei sogni. Il pavone che chiude il film Amarcord che rappresenta, metafisico e potente, trinato, le piume sono punti e un merletto della malinconia del tempo che fu. Questa la tradizione di Rimini.

Da questo incipit è una impostazione sui sentimenti, sulle emozioni, che avviene nell’arte del ricamo e del merletto.

Verbo che unisce tutte le arti delle mani, il verbo intessere e tessere, verbo chiave per capire il valore, l’importanza e il significato. Verbo collegato con la vita dell’uomo. Significa congiungere, connettere, ordire, tessere, ordire. E’ il compito fondamentale della donna, nel suo fare, nel suo agire di ogni giorno. La donna intesse e congiunge. Basta pensare alla famiglia, in questo telaio del quotidiano e non è una cosa facile. Questo verbo tessere collega tutte le donne.

Per oggi pensavo a tre esempi di donne che ci hanno lasciato l’eredità di tessere.

Arianna, il filo di Arianna. Arianna era una fanciulla bellissima che riesce a uscire dal labirinto e uccidere il Minotauro. La vita è un labirinto. Il filo di Arianna è il cordone ombelicale che intesse la vita e ci obbliga a dipanare i nodi.

Penelope, moglie di Ulisse: l’attesa, la pazienza, anche se io preferisco un ruolo diverso.

Aracne, il mito di Aracne che troviamo nella Metamorfosi di Ovidio: una fanciulla che imparò l’arte del tessuto a telaio da Atena. La ragazza diventò così brava che ebbe il coraggio di sfidare la dea ad una gara di tessuto. Vinse la fanciulla Aracne perché Atena aveva rappresentato gli dei che umiliavano e punivano gli esseri umani, mentre Aracne aveva rappresentato gli amori, le fragilità e le debolezze degli dei. La dea si arrabbiò e distrusse il lavoro, costringendo la fanciulla a suicidarsi.

Ma l’Olimpo ebbe pietà e trasformò il tessuto in una ragnatela e la fanciulla in un ragno indistruttibile.

Da Aracne siamo diventate donne tessitrici della vita, conforme al nostro modo di pensare perché abbiamo la forma dell’insieme, diversamente da quella maschile che focalizza un tema, un punto, un particolare.

Questo punto di vista si concretizza in comunicare. Intessere si concretizza in comunicare.

Storicamente il filo delle arti decorative arriva nelle mani delle donne nel ‘500 dall’oriente, con il macramè. E le donne decorano le case, la biancheria. E così nelle corti, nelle chiese, nella pittura arrivano le trine. Nel Prado vediamo i capolavori che fino all’architettura portano disegni.

Il barocco: il barocco di Lecce è garbato, un trinato eccellente.

Il barocco di Gaudì in Spagna: un ricamo favoloso dove la natura si intreccia e penetra nel silenzio del tessuto della preghiera, creando un ricamo e un merletto mortalmente divino.

Il filo dei ricami e dei merletti si aggroviglia nei cuori e le donne ricamano sogni e desideri, fame e sete di amori nei corredi, documenti dell’amore sognato, ma anche i conventi. Le monache ricamano il silenzio, l’attesa, la preghiera.

Garcia Lorca parla di una monaca che ricama ma che vorrebbe ricamare le proprie emozioni e vorrebbe mettere il punto fiamma nei ricami delle trine da chiesa.

… la monaca ricama

ricama con malinconia

sopra una tela color

sette uccelli del prisma

ronfa la chiesa lontana

come ricama bene la monaca

con che grazie

sulla sedia color paglia

questa donna vorrebbe ricamare

sogni della sua fantasia

che magnolia di lustrini e di nastri

…quanti fiori

sulla candida tovaglia della messa

Le donne intessono ovunque, da oriente a occidente, dall’Africa al Sudamerica.

Le donne africane comunicano da villaggio a villaggio intrecciando colori e forme nelle stoffe dei loro vestiti, le loro emozioni sono nei tessuti. Ci sono studi di ricerca in proposito. Queste stoffe sono l’alfabeto dell’anima multilingue delle donne.

Le donne delle Ande, da dove io provengo, al confine del cielo, a 5000 metri, dimenticate da Dio e dagli uomini, per comunicare l’impotenza, il dolore, la rabbia intrecciano i capelli come fili di cotone e intrecciano un linguaggio di ricami sulla treccia per comunicare la propria anima: le trecce a fili morbidi esprimono malinconia, malattia, voglia di tenerezza; le rrecce a fili stretti inquietudine, voglia di partire, di evadere; le trecce a due ciocche con nastro sottile in fondo, serenità, contemplazione; le trecce a tre ciocche abbandono e tradimento; due trecce in alto significa matrimonio, passione illusione; trecce raggomitolate sulle orecchie significano riposo. I nastri nelle trecce: se scuro, nostalgia; giallo, invece, festa e allegria; un nastro viola, separazione; uno bianco, voglia di perdono.

Più trecce hanno tutte diversi significati.

Ecco il mondo fantastico dell’intreccio e del tessuto che è la base del tessuto sociale, nelle varie espressioni.

Linguaggio delle mani, linguaggio dei ricami. Le donne di tutto il mondo comunicano con le mani. Una sorta di esperanto. Il ricamo esprime sentimenti ed emozioni.

Connessione tra queste arti minori e la scrittura. Come si assomiglia la scrittura al ricamo.

Tre punti: la leggerezza, il ritmo, l’armonia.

La leggerezza come soffio e respiro estetico ed emotivo e qualità dei ricami, come nella scrittura, dove si chiama fluidità, altrimenti non è scrittura. Il ritmo è il secondo punto: la trascrizione che il respiro esegue la mano nel tessuto, il ritmo è lo stile nella scrittura. Infine l’armonia, che si realizza tra forme e colori, equivale nella scrittura alla sincronia tra lo scrittore e la scrittura, tra linguaggio narrativo e figurato. Se non c’è armonia non c’è scrittura.

Nel canovaccio l’ago è la penna e l’inchiostro è il filo e il viaggio emotivo.

La lettura (metaforicamente) è come il ricamo che ha bisogno di una base, un tessuto. Il ricamo segue le fibre del tessuto Possiamo leggere il ricamo come racconto. Il ricamo è in letteratura la narrazione che ha bisogno di un tessuto sottostante.

Il merletto fa un intreccio nel vuoto, fa una architettura aerea e nasce dal nulla ed equivale alla poesia e va però oltre il nulla, come la poesia.

Da questo mio discorso emerge un significato enorme delle arti minori, di cui oggi parliamo, per sintetizzare l’importanza di questa mostra di oggi.

Una leggenda che mi raccontava la mia tata india e con questa leggenda Rosa, la tata, allattava e cullava la mia indomabile fantasia.

“La dea dei venti chiamata Shatuanga (dea dei venti) soffiò sulla terra sua figlia (piccolo vento, brezza) sulla selva oscura Una mattina quando la rugiada appariva sulla terra e il sole cominciava a illuminare. Una creatura semplice, nuda, purissima come il respiro. Poi quando la notte con il tenebroso manto l’avvolse tutta apparve sua madre in sogno e soffiò un consiglio alla figlia: ‘Mia dolce Brezza, domani quando la rugiada bagnerà il tuo corpo intreccia la tua dimora’.

E così fu. Raccogliendo rami e arbusti la figlia del vento alzò la sua casa, intrecciando il tutto con il ritmo dei merletti a fuselli, punto in aria, punto traforato, con uno splendido punto… E si sentì calda, sicura, al riparo.

La seconda notte la madre soffiò a sua figlia un altro sogno: ‘Intreccia, Brezza, il tuo cibo’. Mise insieme forme, sapori e colori e alimentò il tessuto del suo corpo, a penetrare nel proprio e si sentì dolcemente piena.

La terza notte la Dea soffiò il terzo sogno. ‘Intreccia il tuo vestito’.

Brezza con fiori, gemme e con merletti e punti indietro creò il suo abito e si sentì abitante del suo habitat. Quando il sole, appassionato amante, si rifugia nel lenzuolo della luna la dea suggerisce l’ultimo dei punti: ‘Ora devi lasciare la tua dimora, prima che diventi la tua prigione. Esci ad intrecciare il tuo corpo, il tuo cuore e la tua mente con gli altri. Non permettere che la tua anima resti agli arresti domiciliari, intreccia con altre mani e dita.’

Brezza si alzò a piedi leggeri, immensa, bellissima. E andò ad intrecciarsi con gli altri. E abbandonò la selva oscura.

Con questa leggenda è sbocciato in Sudamerica un fiore, che è il fiore dei venti, il fiore di Brezza. Ho portato questo fiore per farvi sentire. Ha cinque petali: il primo è il tessuto della propria dimora, il secondo il cibo, il terzo il respiro, il quarto petalo l’uscita da sè stessa, il quinto è il petalo dell’incontro con l’altro.

E questo quinto petalo è l’obiettivo e il fondamento. E questo è il significato della mostra e del ricamo.

Nulla è bello a sè stesso, deve avere un valore etico e sociale, di incontro e di solidarietà, come fa Albertina con le sue amiche.

Rimini una città ragnatela per andare verso gli altri e per capire gli altri per una solidarietà e conoscenza e amore per gli altri, altrimenti è un lavoro inutile e vuoto.

Questo messaggio semplice e concreto lo dico a voi protagoniste, perché Rimini diventi una ragnatela socioculturale.”

Rossella Todros

Parlare dopo Ruth non è facile ,visto che ha detto tutto quello che si poteva dire.

La ragione per cui sono qui ve la dico tra cinque minuti. Sono stata motivata da questo tema impegnativo (“L’ascendente che ha sulla donna il ricamo”). Il mio ricordo personale del ricamo era ai tempi dell’economia domestica e per me era molto difficile, come quando mio padre mi insegnava a nuotare nel mare di Rimini inseguendomi. (…)

Paola Capitani

Emozionata per essere a Rimini, città di appartenenza in quanto mia madre era del Borgo San Giuliano, per cui mi sento metà fiorentina e metà riminese, e grazie alla qualità della Romagna mitigo i cattivi lati della Toscana. Grazie a intrecci e reti, con Albertina abbiamo trovato il legame con Ruth prima e con Rossella poi e grazie a Rossella Favero di Pellestrina che ci ha fatto conoscere il libro di Pellestrina sul merletto e la bella riproduzione della “La piccola merlettaia di Pellestrina” di Ermond di Pury. Questo legame potrebbe far nascere future collaborazioni e la proposta di spostare la bella mostra che è stata realizzata a Rimini anche a Pellestrina o in altre località che hanno un legame con Rimini e il ricamo. Ad esempio Spello, Anghiari, Certaldo, dove si realizzano interessanti convegni e manifestazioni sul racconto e l’autobiografia, che hanno stretti legami con il merletto e il ricamo.

Come ha detto Ruth noi donne riusciremo dove i politici non sono ancora approdati e grazie alla vostra volontà e al vostro impegno il ricamo potrà tessere rapporti e creare nodi, unire reti e trovare una nuova modalità di trame e tessuti. Rimini deve trovare uno spazio basilare nella cultura nazionale e dare il suo contributo per quanto riguarda la comunicazione e la conoscenza, due elementi basilari in qualsiasi gruppo di lavoro.Il gruppo che si basa sul rispetto delle differenze e sulla particolarità di ciascuno, con le diverse competenze che arricchiscono il mosaico dei saperi.

Ecco un mio componimento che contiene quanto il ricamo richiama alla memoria e che lo unisce alle caratteristiche della scrittura e delle arti in genere.

Il ricamo e la donna (di Paola Capitani)

La donna tesse, cuce,

ricama, intreccia

non solo manualmente.

Intesse rapporti,

relazioni, affetti,

persone, anime e cuori,

in un ricamo con un ordito perfetto.

La donna, per istinto e curiosità,

ama le relazioni umane

per comprendere, interagire,

vedere e memorizzare.

Intreccia e scioglie nodi

che l’anima ispira

sulle trame del sentimento

La donna sa ascoltare

con un orecchio,

che non è solo udito,

ma cuore e anima,

rispetto dell’altro,

in silenzio e attenzione,

in una totale empatia

per dar sollievo e ristoro.

Nel silenzio

intreccia, ricama, unisce

non solo oggetti e prodotti…

ma cuori, sentimenti e anime.

Nel macramè, come in altre attività, non si vede solo il risultato di intrecci di fili, sapientemente pensati, selezionati e collegati, ma uno studio, una ricerca, una elaborazione che prima nasce nella mente e nel sentimento e che poi, ma solo dopo, prende corpo nel prodotto finito.

Usato anche dagli uomini (in particolare dai marinai per realizzare reti e attrezzi da pesca), ma anche per recupero di malattie e di patologie, che, grazie al lavoro manuale e alla creazione artistica, ridanno un impulso all’anima e allo spirito, di chi si trova in momentanee “nebbie”.

Un lavoro artistico che, come quelli della pittura, scultura, musica, danza è comprensibile a prescindere dalla lingua e dalla geografia, in una immediata percezione che va diritta al cuore e all’anima.

Strumenti di pace e di cooperazione per un oggi migliore, per un domani di cittadini consapevoli e formati al bello e all’arte, alla condivisione e all’integrazione che, sulle linee della musica e della creatività, costruiscono “reti” di conoscenza indelebili nel domani.

(*) Paola Capitani, poetessa e scrittrice

Consulente e formatrice per sistemi informativi, dal gennaio 2000 coordina il gruppo di lavoro “Web semantico” (www.personae.it websemantico) per la gestione di terminologia multilingue.

Il gruppo condivide esperienze e competenze su e-learning, tqm, conoscenza, competenze, open culture e ha pubblicato con l’editore FrancoAngeli, nel 2006, “Il knowledge management” e “Scuola Domani”, e due ebook su “Comunicare diversa-mente” (www.ebooks.garamond.it).

Ha pubblicato anche:

Stella di Natale. Poesie e immagini (2008), Firenze, Tipografia Calducci;

Dieci  regole per sopravvivere in coppia (2007), Firenze, Tipografia Calducci;

Fiori di luna. Poesie (2006), Padova, Altracittà;

Una vita…tante storie (2005), Firenze, Ed. Polistampa; (selezionato al Festival dell’Autobiografia di Anghiari 2007).

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